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PostHeaderIcon La Psicologia dello Sport

COS'E' LA PSICOLOGIA DELLO SPORT

LA PSICOLOGIA DELLO SPORT E' UNA SCIENZA CHE NASCE DALL' INCONTRO DELLA PRATICA SPORTIVA CON LA PSICOLOGIA ED HA COME OBIETTIVO LA CRESCITA E L' INCREMENTO DELLE POTENZIALITA' DELL'ATLETA E DEI SISTEMI CHE GRAVITANO INTORNO A LUI.

PER RAGGIUNGERE I SUOI OBIETTIVI LA PSICOLOGIA DELLO SPORT ATTINGE DAL BAGAGLIO DI NUMEROSE DISCIPLINE MEDICHE E PSICOLOGICHE,QUINDI E' UNA SCIENZA DI COMPETENZA MULTIDISCIPLINARE.ESSA VALORIZZA L'IMPORTANZA DELLE QUALITA' MENTALI DEI PROPRI ATLETI E NE PROMUOVE IL BENESSERE PSICOFISICO.LA SUA APPLICAZIONE NON E' SOLO A LIVELLO AGONISTICO,MA ANCHE TRA LE CATEGORIE DILETTANTISTICHE,AMATORIALI,GIOVANILI,DISABILI,ADULTI,ANZIANI E SOPRATTUTTO NEL CAMPO DELLA PROMOZIONE DELLA SALUTE RIVOLTA A QUALISIASI ETA' E CONDIZIONE SOCIALE.

LA PSICOLOGIA DELLO SPORT ARTICOLA IL SUO INTERVENTO ATTRAVERSO 4 SETTORI:RICERCA,APPLICAZIONE,DIDATTICA E DIFFUSIONE.NELL'AMBITO APPLICATIVO LO PSICOLOGO DELLO SPORT SI OCCUPA DELLO STUDIO DELLA PERSONALITA' DELL'ATLETA,DEI FONDAMENTI PSICOLOGICI DELLE CAPACITA ' MOTORIE,DELLA PREPARAZIONE MENTALE ALLE GAREDELLA RIELABORAZIONE DEI RISULTATI OTTENUTI,DELLA SELEZIONE DEGLI ATLETI,DEL BENESSERE DI GRUPPO E DEL SINGOLO SPORTIVO,DELL'ALLENAMENTO E DELLA COMPETIZIONE.

LA PSICOLOGIA DELLO SPORT PROMUOVE QUINDI INTERVENTI VOLTI ALLA PROMOZIONE DEL BENESSERE ATTRAVERSO LO SPORT,UNO SPORT PER TUTTI,SENZA BARRIERE FISICHE,DI ETA'  O DI SESSO ED E' INTERESSATA A COME PARTECIPAZIONE ALLO SPORT,ALL'ESERCIZIO ED ALL'ATTIVITA' FISICA POSSA ACCRESCERE LO SVILUPPO PERSONALE ED IL BENESSERE DURANTE L 'INTERO ARCO DELA VITA.

PERCHE L'INTERVENTO DELLO PSICOLOGO SPORT:LE RICHIESTE PIU FREQUENTI

GESTIONE DELL'ANSIA PRE-GARA

REGOLAZIONE DELL'ENERGIA E GESTIONE DEI MOMENTI DI ATTESA PRE-COMPETIZIONE

TECNICHE DI RILASSAMENTO

AUMENTO DELLA FIDUCIA NELLE PROPRIE POTENZIALITA'

AUMENTO DELL'AUTOEFFICACIA

GESTIONE DEI CALI DI MOTIVAZIONE

PIANIFICAZIONE ED ORGANIZZAZIONE DELLE COMPETIZIONI

MIGLIORAMENTO DELLA COMUNICAZIONE NEI GRUPPI TRA ALLENATORE/ATLETA

RECUPERO PSICOLOGICO DOPO UN INFORTUNIO/UNA PRESTAZIONE SCARSA

IN PRATICA....

UN PERCORSO DI ORIENTAMENTO DI PSICOLOGIA DELLO SPORT CONISSTE IN:

- INCONTRI MENSILI DI GRUPPO CON LA SQUADRA IN CUI SI AFFRONTANO TEMATICHE INERENTI LE RELAZIONI GRUPPALI E LE PRESTAZIONI AGONISTICHE;

-UN INCONTRO DI PIANIFICAZIONE TRA ATLETA/ALLENATORE E LE PSICOLOGHE SPORTIVE IN CUI VIENE CONCORDATO L'OBBIETTIVO DI LAVORO

-INCONTRI INDIVIDUALI CON I SINGOLI ATLETI

SI PIANIFICA UN NUMERO DI APPUNTAMENTI OTTIMALI PER IL RAGGIUNGIMENT DELGI OBBIETTIVI SIA PER IL GRUPPO CHE PER IL SINGOLO ATLETA.

SI VALUTA' L'EVENTUALE POSSIBILITA' DI INSERIRE NEL LAVORO ALCUNE OSSERVAZIONI DEGLI ALLENAMENTI O DELLE GARE.

QUESTA OPZIONE RENDE IL LAVORO ESTREMAMENTE EFFICACE PERCHE DIVENTA CONFEZIONATO SU MISURA ALLE ESIGENZE DELLA SITUAZIONE.

FONDAMENTALE,PER GARANTIRE L'AUTONOMIA DELL'ATLETA,E' LA FASE CONCLUSIVA DEL PERCORSO CHE PASSA ATTRAVERSO LA VERIFICA DEI RISULTATI.

QUALI SPORT?

TUTTE LE DISCIPLINE SPORTIVE POSSONO TRARRE GIOVAMENTO DA UN PERCORSO DI ALLENAMENTO MENTALE.

UNA NUOVA OPPORTUNITA' DA AFFRONTARE INSIEME PER VIVARE VERSO OBBIETTIVI DI" BENESSERE CONDIVISO "SPINTA DI NUOVI TRAGUARDI

 

 

 

 

 

 

 

 
Competizione
Pre-gara

Le 24-48 ore che precedono una competizione sono molto importanti e delicate. Da una parte, vi è l'esigenza di completare la preparazione dell'evento (allenamenti di "rifinitura", tattica, dieta specifica per le ore che precedono la gara), dall'altra quella di non "caricare" troppo gli atleti per evitare che arrivino "scoppi" o "scarichi" al momento fatale. Da un punto di vista psicologico, questo approccio alla gara, che è accettato ed effettuato dai più, trova precisi riscontri a livello scientifico. Le sensazioni che ciascun atleta prova nelle ore che precedono la gara sono molteplici, differenti, personali, ma tutte sono accomunate dal loro graduale crescere di intensità, mano a mano che si avvicina il fischio d'inizio. :

Appare evidente come vi sia un punto dello stato di attivazione (sensazioni pre-gara quali vigore, vitalità, intensità della mente come motivazione e concentrazione…) al quale corrisponde la performance migliore.


Che vi sia un periodo di tempo in cui l'atleta è "attivato" al meglio, lo si può capire maggiormente grazie ai modelli di Martens (zona di "Energia Ottimale", 1987) e a quello di Hanin (IZOF zona di Funzionamento Ottimale Individuale",1989):

Per far sì che l'atleta si presenti all'appuntamento perfettamente all'interno di questa zona è necessario effettuare un programma di preparazione mentale personalizzato pre-gara.


 

Gara

Si provi a chiedere ad un atleta qual è stata la sua prestazione migliore. Si scoprirà (e la sorpresa non sarà solo dell'intervistatore) che egli di quella gara ricorda praticamente tutto. La data, l'orario, la città, il campo da gioco, le condizioni atmosferiche, gli avversari, la giuria, ma soprattutto le sensazioni interne. Quelle sensazioni positive che il proprio fisico gli "rimandava" e che hanno preceduto e accompagnato una grande prestazione, si noterà, sono state "scolpite" nella memoria. L'atleta, probabilmente non se ne è nemmeno accorto, ma da quel fatidico giorno qualcosa dentro di lui è cambiato, cambiato in positivo. Nel momento della sua prestazione migliore (Peak Performance) ha sperimentato delle sensazioni interne così diverse, coinvolgenti e particolari che hanno reso quella esperienza di gara diversa da tutte le altre. Se l'atleta racconta che tutto era facile, naturale, automatico, piacevole, che il tempo era sembrato fermarsi, molto probabilmente, durante quella competizione egli è andato incontro ad uno stato di Flow; per tale motivo, la sua mente ha "deciso" di fissare per sempre quei momenti assieme a quelli immediatamente precedenti o successivi l'evento.
Approfondendo i concetti di Flow e di Peak Performance, si capirà come quella meravigliosa esperienza, che tutt'ora l'atleta ricorda, può aiutarlo ancora nel raggiungimento di obiettivi sempre più alti e straordinari.

Lo stato di Flow. Può essere definito come l'esperienza ottimale in cui si è così immersi in ciò che si sta facendo, che tutto il resto sembra non avere importanza. E' un esperienza estremamente entusiasmante, fonte di soddisfazione e motivazione profonda. E' caratterizzato da un equilibrio tra sfida ed abilità, unione tra azione e coscienza, mete chiare, feedback immediato, concentrazione sul compito, senso di controllo, perdita della autoconsapevolezza, destrutturazione del tempo, esperienza autotelica.

Peak Performance. E' una prestazione superiore allo standard individuale ed è caratterizzata da forti contenuti emozionali di gioia e di profondo appagamento. E' caratterizzata da un focus attentivo chiaro, alto livello di performance, iniziale fascino per il compito, spontaneità, forte senso di sé.


Appare chiaro, a questo punto, come uno degli obiettivi principali della preparazione mentale sarà quella di ricreare tutte quelle condizioni psicologiche affinché l'atleta possa ri-sperimentare uno stato di Flow con la conseguente maggior probabilità di effettuare una Peak Performance. Gli strumenti che meglio di altri possono favorire tale obiettivo sono:
· visualizzazione
· concentrazione
· propriocettività

 

Post -Gara

Cosa succede quando la partita finisce? Si è contenti, delusi, si è raggiunto l'obiettivo? Una cosa che, prima ancora di rispondere, andrebbe fatta è un applauso. Un segno semplice, chiaro, diretto. Prima dei commenti inevitabili e delle considerazioni su ciò che è appena accaduto, bisognerebbe stare in silenzio e fare un applauso. Un segno di rispetto per chi si è impegnato, ha sudato, ha lottato sul campo; un applauso a chi ha guidato dalla panchina gli atleti, a chi li ha accompagnati in trasferta, a chi ha reso possibile la competizione. Un applauso agli organizzatori, agli arbitri, ai rappresentati delle federazioni sportive. Un applauso ai sostenitori locali che non hanno evitato di incoraggiare la squadra avversaria, a chi non ha giocato perché infortunato, ai parenti ed agli amici che, da casa, hanno sofferto ascoltando la radio, a chi piange di gioia o di dolore ed anche a chi è finito in ospedale, perché colto da malore. Senza fare sinceramente, questo applauso non si rende giustizia allo sport e a chi di sport vive.
Dopo il triplice fischio, le strette di mano, gli applausi (nella migliore delle ipotesi), lo scenario immediato, per un atleta, è la doccia. E' il contatto con l'acqua (calda o fredda che sia) che fa uscire dallo stato di "trance agonistica" e dà la conferma che la competizione è finita. L'adrenalina inizia a fare meno effetto. Ci si comincia a scaricare veramente. Ora la risposta è chiara: o si è vinto o si è perso, o l'obiettivo è stato raggiunto, oppure no. Cosa fare? Quì la scienza lascia lo spazio all'esperienza. Non esistono manuali, teorie o altro che spiegano come ci si dovrebbe comportare nel dopo-gara. Una cosa è certa: l'atleta, nel proprio segreto, è sempre il più avaro critico di sé stesso. Dopo la doccia, comincia a rivedere a mente la gara appena terminata e sente il bisogno di darsi un giudizio, come per chiudere un capitolo. Può aver vinto, stracciando l'avversario, ma questo non significa necessariamente che il suo giudizio su sé stesso sia positivo. Ciò che, forse, può aiutare a vivere bene questi momenti è di evitare di essere troppo critici con sé stessi. Quando si è meno critici con sé stessi, ci si rende conto di esserlo di meno anche con gli altri. Mille domande possono sorgere, soprattutto se l'esito non è stato positivo, ma l'unica alla quale bisognerebbe dare una risposta è: ho dato, oggi, il meglio di me stesso? A forza di domandarsi questo, l'esperienza insegna, che il massimo lo si dà davvero. E se, realmente, un atleta arriva a dire a sé stesso che, in quella determinata occasione, ha dato il meglio di sè, allora giunge puntuale la serenità. Quella stessa serenità che è tipica di un artista quando, posato lo strumento, si rende conto che la sua opera è completa.
Qualche ora dopo la competizione o il giorno dopo, giunge il momento del confronto con chi sta vicino all'atleta. Anche in questa occasione, prima di parlare, bisognerebbe, ringraziarsi a vicenda, guardandosi negli occhi. Di motivi per dire grazie ce se sono sempre moltissimi, soprattutto da parte dell'allenatore agli atleti. In questa maniera, la comunicazione ha buone probabilità di essere efficace. Le parole, allora, avranno l'effetto desiderato e non lederanno la dignità di nessuno. Con queste premesse, si può parlare, contestare, asserire, disconfermare, certamente si arriverà ad una conclusione condivisa che poi è la base della preparazione alla competizione successiva.